La Toscana per Ignazio Marino Segretario del PD

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Tuesday, October 27th, 2009

Cari “sottomarini”, la navigazione continua

Per chi non lo sapesse “sottomarini” o “marinai” è il soprannome, un po’ autoironico, che si sono dati i volontari impegnati per Ignazio Marino nella campagna per le primarie del PD.
Il richiamo al mare, oltre all’assonanza con il cognome del candidato, è piaciuto subito perché a molti ha ricordato il modo clandestino e sommerso, un po’ corsaro, in cui in molte parti d’Italia è stata all’inizio organizzata la Mozione Marino e le difficoltà che hanno frapposto ai primi volontari l’aria di sufficienza e, qualche volta, l’aperta ostilità dei gruppi dirigenti locali del PD.
Al momento in cui scrivo non è ancora possibile conoscere il risultato definitivo della Mozione.
E solo chiaro che andiamo ad una vittoria di Bersani e che Ignazio Marino ha migliorato di molto la percentuale raccolta tra gli iscritti.
In alcuni dei volontari si è diffusa una sorta di delusione, perché pur non sperando veramente nella maggioranza, molti pensavano a percentuali più “rotonde”
Ciò è comprensibile poiché in ciascuno di noi l’entusiasmo e la partecipazione a questa avventura è stata così forte che non riusciamo a comprendere come la grande maggioranza degli elettori del PD non abbiano condiviso le nostre idee.
Ma rimane pur sempre un errore.
Nelle condizioni in cui siamo partiti ed abbiamo affrontato la campagna per le primarie, il risultato raggiunto, ed in particolar modo quello delle grandi aree urbane, ha quasi del miracoloso.
Sull’esito ha, poi, influito anche la diminuita capacità d’attrazione del PD.
Il 25 ottobre hanno disertato il voto qualche centinaio di migliaia di elettori, quelli più legati al voto d’opinione.
Si tratta di cittadini sicuramente più sensibili ai temi sollevati da Marino ma anche i più disillusi dalla crisi del PD.
Prima di tutto ci deve preoccupare questa debolezza politica del partito ma anche di tutti noi, piuttosto che una maggiore o minore percentuale negli organismi dirigenti del PD.
Quello che non hanno capito i teorici del “voto utile”, Scalfari in testa, è che noi non siamo mossi da motivi di potere, ma dalla consapevolezza che il partito Democratico può avere un ruolo ed un futuro solo se ritrova unità e capacità di proposta sui temi fondamentali che interessano i cittadini.
Laicità dello stato, diritti di libertà, tutela dei redditi più deboli, economia “verde”, no al nucleare, solo per citarne alcuni, non sono slogan, ma devono rappresentare i temi con cui il PD deve ridiventare protagonista dell’opposizione e sconfiggere poi il centrodestra.
In parte siamo già riusciti a cambiare il PD.
A cambiare il partito è bastata la candidatura di Marino e il consenso, del tutto imprevisto per i soliti “esperti”.
Abbiamo visto Franceschini spiegarci come sarebbe stato “laico” il suo PD e Bersani lasciare cadere nel vuoto gli appelli di Letta e la teoria del “mancato sfondamento al centro” che ha arrecato al PD danni enormi.
Il nostro compito è, però, soltanto agli inizi.
Non dobbiamo fare l’errore di costruire una corrente di apparato, ma nemmeno quello di disperdere gli entusiasmi e la voglia di partecipazione che la candidatura di Ignazio Marino ha determinato in migliaia di volontari e militanti.
Sarebbe deleterio in primo luogo per il PD.
Non chiediamo “posti”, vogliamo molto di più: cambiare il PD.
In parte ci siamo già riusciti, vediamo di finire il lavoro al meglio.
Cari “sottomarini” o “marinai”, la navigazione continua.

Massimo Matteoli

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