Thursday, October 1st, 2009
I risultati del congresso del PD
Si sono concluse le assemblee di circolo del PD con la scelta definitiva dei candidati che si confronteranno alle elezioni primarie del prossimo 25 ottobre.
Ignazio Marino ha superato la soglia di sbarramento del 5% e il suo nome affiancherà quello di Franceschini e Bersani sulla scheda che sarà consegnata agli elettori democratici.
Il risultato era tutt’altro che scontato, visti gli schieramenti e le forze in campo all’inizio del congresso. Si deve per prima cosa all’entusiasmo di migliaia di volontari e militanti di base del PD, che senza chiedere nulla hanno organizzato la mozione, sono andata a presentarla anche nei circoli più piccoli e periferici, superando oltre alle normali difficoltà anche la resistenza burocratica e la scorrettezza dei residui “apparitnik” che qua e là ancora ammorbano il PD.
Questa prima fase del congresso svoltasi esclusivamente davanti agli iscritti ci ha, infatti, mostrato un volto del PD con alcuni chiaroscuri che spinge ancora di più ad aumentare il nostro impegno.
Colpisce in particolare la specie di confine che isola le regioni meridionali e la Sicilia dal resto del paese.
Mentre da Roma in su, compresa la Sardegna, Ignazio Marino ottiene risultati di una certa consistenza, come in primo luogo il 14,3 della Lombardia o il 17,7 del Piemonte, nelle regioni meridionali la sua percentuale crolla a livello minimi (in Sicilia il 2,8 !!).
Siccome anche sopra Roma non tutto è rose e fiori, e noi lo sappiamo bene, questo significa che il voto di opinione in queste regioni ha riequilibrato la scelta quasi totalitaria dei gruppi dirigenti locali per Bersani e Franceschini, mentre nel meridione ciò non è avvenuto e le appartenenze dei dirigenti si sono ripetute in maniera meccanica tra gli iscritti.
E’ vero che potremo pensare che i gruppi dirigenti del PD nel sud d’Italia abbiano una perfetta capacità di rappresentanza della massa degli iscritti.
Purtroppo le vicende politiche ed elettorali di questi anni, a partire dalla disastrosa sconfitta che il PD ha subito proprio in Campania nelle elezioni politiche del 2008, fanno invece pensare più ad un corto circuito degli strumenti di partecipazione democratica alla vita del partito.
Lo scoglio del quorum è stato, però, superato ed ora la parola passa agli elettori, ai singoli cittadini, che saranno i protagonisti delle elezioni primarie del 25 ottobre.
Sappiamo benissimo che i problemi organizzativi saranno ora ancora maggiori.
Non si tratta, più, di parlare ai soli iscritti, ma ai milioni di elettori e simpatizzanti del partito democratico e tutto questo in un silenzio dei media che troppe volte sembra colpire in maniera sistematica il programma di Ignazio Marino.
Eppure dobbiamo esser particolarmente soddisfatti dei risultati politici che abbiamo già raggiunto.
Con la sua candidatura Marino ha prima salvato il congresso del PD, che altrimenti si sarebbe ridotto all’ennesima conta tra gli amici di “Walter” e quelli di “Massimo” ed ha poi costretto entrambe le altre due mozioni a correggere significantemente la loro piattaforma politica.
Sia Bersani che Franceschini hanno dovuto precipitosamente riaffermare sia la natura laica del partito che porre con forza la questione dei diritti.
Perché la forza dirompente della candidatura di Ignazio Marino sta proprio in quel gridare forte che il PD non può che esser il partito dei diritti e che la difesa dei diritti deve rappresentare la cartina di tornasole dell’azione politica del partito.
La piattaforma congressuale di Marino parla ai cittadini del XXI secolo, ragiona in termini di “diritti” di libertà, di laicità, di “condizioni di vita delle persone, di merito e non di schieramenti o di tatticismi parlamentari.
In parole povere è la proposta di un partito nuovo e non la rimasticatura di quella dei precedenti partiti.
Non so avete fatto caso, ma sono sparite dalla scena del congresso tutte le lamentele sul “mancato sfondamento al centro” che appaiono sinceramente surreali in un partito che alle ultime elezioni politiche ha preso più voti in percentuale tra gli imprenditori che tra gli operai.
Rimane il solo Rutelli che in nome della fine delle ideologie continua a ripetere stancamente uno schema che più ideologico non potrebbe essere.
Perché il problema nell’Italia del nuovo secolo non è quello di avere un partito più o meno di sinistra secondo gli schemi dello scorso cinquantennio, ma una struttura politica che con l’”acqua sporca” delle ideologie non butti via anche il “bambino” dei diritti.
E proprio questo uscire dai vecchi schemi ideologici per porre al centro le questioni vere, che interessano e coinvolgono in maniera diretta i cittadini, avendo a cuore sia i valori etici che gli interessi materiali delle persone, che è stato apprezzato dagli iscritti che hanno votato la mozione Marino.
E ancor di più sarà apprezzato dai semplici cittadini.
Ci sono, perciò, tutte le condizioni politiche perché gli elettori del PD ci diano ancora più forza il 25 ottobre.
Mi sembra però importante segnalare che un primo importantissimo risultato è già stato raggiunto.
Marino ha cambiato le carte in tavola e costretto il partito a confrontarsi sui problemi dei cittadini e non sulle alchimie interne.
Il partito che uscirà dal congresso sarà sicuramente migliore di quell’ente amorfo e balbettante, bloccato dai diritti di veto di questo o quell’altro dirigente, che troppe volte abbiamo visto in questi primi due anni di vita e questo grazie, in primo luogo, alla candidatura di Ignazio Marino ed all’impegno ed all’entusiasmo di tutti noi.
Marino il suo congresso politicamente l’ha già vinto. Ora sta a noi vincerlo con i cittadini.
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