La Toscana per Ignazio Marino Segretario del PD

Io scelgo Marino: Toscana


Tuesday, October 27th, 2009

Una lettera ai Marinai, di Simone Siliani

Cari marinai,
ho appena terminato l’ultimo appuntamento pubblico di questa campagna per le primarie e vorrei rivolgere a voi, a ciascuno di voi, questo ultimo pensiero.
Vorrei ringraziarvi per questa bellissima esperienza che mi avete consentito di fare. Ora che ci penso, ogni fatica, ogni chilometro percorso i macchina, ogni congresso o iniziativa sono valsi la pena e certamente non per il successo numerico che pure è stato significativo e lo sarà di più domani. Il fatto è che mi avete riaperto la mente e il cuore alla speranza, alla possibilità che nel partito, nella nostra parte politica esistano ancora la passione, l’intelligenza, l’impegno per “il mondo offeso” (come scriveva Vittorini in “Conversazione in Sicilia”), per la politica. Il modo con cui si era conclusa la mia esperienza politico-amministrativa tre anni fa, mi aveva portato a convincermi che nel nostro partito imperasse soltanto il cinismo, l’egoismo, il calcolo, il protagonismo, la ricerca dell’interesse personale e non di quello generale e ormai ero certo che questo non era più il mio mondo e che non c’era più niente che potessi dare alla politica. Voi mi avete, invece, dimostrato che esiste un altro Pd, che c’è ancora la speranza del cambiamento e che questa risiede in tante persone che come voi sono disposte a mettersi in gioco per cambiare la politica, il nostro partito, la propria comunità, questo difficile e meraviglioso paese. Mi avete dimostrato che la politica può tornare ad essere l’organizzazione laica della speranza.
Qualunque sarà il risultato di domani, io il risultato più importante l’ho già raggiunto. E, forse, tutti noi che abbiamo costituito questa simpatica e impegnata comunità di “marinai” possiamo essere contenti di quello che abbiamo messo in moto e soprattutto di aver fatto tutti insieme questa splendida esperienza.
Per questo penso che dal 26 ottobre abbiamo due impegni importanti a cui lavorare: da un lato preparare le elezioni regionali di fine marzo; e ancor prima come non disperdere il patrimonio di idee, passioni, competenze, amicizie che abbiamo creato fra noi in questi mesi. Non una corrente, sia chiaro, ma un progetto che deve continuare a crescere e svilupparsi nelle forme e nei modi che tutti insieme decideremo.
Mi piacerebbe, ad esempio, che ci rivedessimo presto tutti insieme per fare festa e a me sembra che l’occasione che potremmo cogliere è quella dell’anniversario della caduta del Muro di Berlino, un grande evento di libertà, che ha cambiato il mondo e le nostre vite e che è stato conquistato da migliaia di cittadini tedeschi che una sera di 20 anni fa si assieparono al check point con il semplice ed impetuoso desiderio di fare una cosa normale: andare dall’altra parte, attraversare un confine, incontrare e abbracciare i loro fratelli dall’altra parte. Si potrebbe fare una nostra festa domenica 8 novembre per celebrare quell’evento di libertà e la nostra impresa di libertà. Ne riparleremo.
Ora, vorrei chiudere ricordando un passo del mio maestro, Ernesto Balducci, tratto dal suo libro-intervista “Il cerchio che si chiude” (Marietti editore, 1986), per continuare la nostra riflessione sulla laicità e che a me è tornato più volte in mente in queste settimane: “.. la laicità indica il livello stesso della coscienza dell’uomo di oggi. Non posso dimenticarmi che io sono condizionato anche da quel mondo a cui parlo normalmente, che non è il mio antico mondo popolare, è un mondo che vive ai livelli della razionalità critica tipica del nostro tempo. La parola religiosa (quella stereotipa) porta in sé, a mio giudizio, in questo tempo, una specie di insidia ideologica – nel senso che è spiritualistica, evasiva, compensativa – che invece la parola laica, cioè critico-razionale, non ha. Per cui, se parlo di “pace”, non dico “pace secondo Cristo” o “pace spirituale”, dico semplicemente la parola “pace” nella sua accezione laica senza aggiungere altri connotati.
… Questa non è, a mio giudizio, una scelta riduttiva perché il momenti specifico della predicazione evangelica non è l’elemento religioso ma l’indicazione profetica. Quando parlo del regno di Dio in maniera laica, come del regno della fraternità dell’uguaglianza, della condivisione dei beni della terra, non riduco l’annuncio messianico, lo traduco”.
Buona domenica di libertà a tutti e… teniamoci in contatto.
Simone Siliani
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Tuesday, October 27th, 2009

Cari “sottomarini”, la navigazione continua

Per chi non lo sapesse “sottomarini” o “marinai” è il soprannome, un po’ autoironico, che si sono dati i volontari impegnati per Ignazio Marino nella campagna per le primarie del PD.
Il richiamo al mare, oltre all’assonanza con il cognome del candidato, è piaciuto subito perché a molti ha ricordato il modo clandestino e sommerso, un po’ corsaro, in cui in molte parti d’Italia è stata all’inizio organizzata la Mozione Marino e le difficoltà che hanno frapposto ai primi volontari l’aria di sufficienza e, qualche volta, l’aperta ostilità dei gruppi dirigenti locali del PD.
Al momento in cui scrivo non è ancora possibile conoscere il risultato definitivo della Mozione.
E solo chiaro che andiamo ad una vittoria di Bersani e che Ignazio Marino ha migliorato di molto la percentuale raccolta tra gli iscritti.
In alcuni dei volontari si è diffusa una sorta di delusione, perché pur non sperando veramente nella maggioranza, molti pensavano a percentuali più “rotonde”
Ciò è comprensibile poiché in ciascuno di noi l’entusiasmo e la partecipazione a questa avventura è stata così forte che non riusciamo a comprendere come la grande maggioranza degli elettori del PD non abbiano condiviso le nostre idee.
Ma rimane pur sempre un errore.
Nelle condizioni in cui siamo partiti ed abbiamo affrontato la campagna per le primarie, il risultato raggiunto, ed in particolar modo quello delle grandi aree urbane, ha quasi del miracoloso.
Sull’esito ha, poi, influito anche la diminuita capacità d’attrazione del PD.
Il 25 ottobre hanno disertato il voto qualche centinaio di migliaia di elettori, quelli più legati al voto d’opinione.
Si tratta di cittadini sicuramente più sensibili ai temi sollevati da Marino ma anche i più disillusi dalla crisi del PD.
Prima di tutto ci deve preoccupare questa debolezza politica del partito ma anche di tutti noi, piuttosto che una maggiore o minore percentuale negli organismi dirigenti del PD.
Quello che non hanno capito i teorici del “voto utile”, Scalfari in testa, è che noi non siamo mossi da motivi di potere, ma dalla consapevolezza che il partito Democratico può avere un ruolo ed un futuro solo se ritrova unità e capacità di proposta sui temi fondamentali che interessano i cittadini.
Laicità dello stato, diritti di libertà, tutela dei redditi più deboli, economia “verde”, no al nucleare, solo per citarne alcuni, non sono slogan, ma devono rappresentare i temi con cui il PD deve ridiventare protagonista dell’opposizione e sconfiggere poi il centrodestra.
In parte siamo già riusciti a cambiare il PD.
A cambiare il partito è bastata la candidatura di Marino e il consenso, del tutto imprevisto per i soliti “esperti”.
Abbiamo visto Franceschini spiegarci come sarebbe stato “laico” il suo PD e Bersani lasciare cadere nel vuoto gli appelli di Letta e la teoria del “mancato sfondamento al centro” che ha arrecato al PD danni enormi.
Il nostro compito è, però, soltanto agli inizi.
Non dobbiamo fare l’errore di costruire una corrente di apparato, ma nemmeno quello di disperdere gli entusiasmi e la voglia di partecipazione che la candidatura di Ignazio Marino ha determinato in migliaia di volontari e militanti.
Sarebbe deleterio in primo luogo per il PD.
Non chiediamo “posti”, vogliamo molto di più: cambiare il PD.
In parte ci siamo già riusciti, vediamo di finire il lavoro al meglio.
Cari “sottomarini” o “marinai”, la navigazione continua.

Massimo Matteoli

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Friday, October 23rd, 2009

Ignazio Marino, una speranza per tutti i ricercatori.

(un appello per il mondo dell’Università e della Ricerca)

L’Università e il mondo della Ricerca in Italia sono gravemente malati. Ecco un’affermazione che non si vorrebbe mai leggere in un Paese sviluppato, ma che sfortunatamente corrisponde a verità. Le cause sono note: un disastroso definanziamento ineguagliato in nessun paese Europeo e un quadro normativo palesemente inadeguato al XXI secolo. Gli effetti sono evidenti: poche Università reggono il confronto qualitativo con le realtà di oltre frontiera, esportiamo moltissimi giovani bravi senza attrarre ricercatori stranieri e i meccanismi concorsuali si piegano spesso a logiche baronali e antimeritocratiche. In più, una selva di precari bivacca per anni negli Atenei e negli Istituti di ricerca. La funzione dell’Istruzione accademica come ascensore sociale si è da tempo persa.

I responsabili di questo disastro hanno nome e cognome. L’attuale governo di centro-destra ha da tempo adottato una linea politica semplice: annunci di riforma insieme a tagli indiscriminati di risorse. Risultato: il sistema pubblico crolla e ne fa le spese soprattutto chi ha meriti scientifici ma pochi agganci al Ministero o finanziatori privati. L’ultimo governo di centro-sinistra è stato schizofrenico: tentativi di riforma si sono alternati ad assunzioni ope-legis e ulteriori tagli finanziari. In questo contesto si aggiunge l’indifferenza di molti Professori, Rettori e organismi universitari, da sempre impegnati strenuamente nella difesa del proprio orticello e dei propri privilegi, tanto la barca andrà avanti comunque.

Il PD ha la responsabilità di rimettere l’Istruzione Pubblica al centro della sua politica per restituirle il suo ruolo di ascensore sociale. Occorrono dei SI e dei NO chiari: SI alla responsabilità e all’autonomia dei docenti e dei ricercatori, SI alla loro valutazione periodica secondo standard internazionali, SI a incentivi e disincentivi legati alla valutazione, SI al diritto dei giovani ad una carriera accademica e di ricerca legata al loro merito, SI a un sistema di reclutamento semplice, efficace e non ipocrita; NO ai concorsi truccati, NO alla politica nelle università e agli amici degli amici al Ministero, NO allo strangolamento della ricerca in attesa che qualche magnate arrivi col portafoglio pieno.

Ignazio Marino è un grande ricercatore italiano che ha mostrato un’attenzione continua per questi temi e tanti atti concreti (ad esempio una legge per finanziare i giovani bravi). Ignazio Marino segretario del PD è la speranza di tutti quelli che, in primis i giovani ricercatori, non si arrendono di fronte allo sfascio, ma cercano soluzioni efficaci e già sperimentate con successo in altri Paesi.

Non siamo figli di un Dio Minore: cambiamo marcia votando Marino.

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Tuesday, October 20th, 2009

Cominciamo una carrellata dei capolista toscani per Ignazio Marino.
Il primo è Giuliano Gasparotti, candidato capolista collegio Firenze Città.

giulianoGiuliano Gasparotti è Coordinatore metropolitano della mozione Marino. Giurista, 34 anni, lavoratore della conoscenza per Regione Toscana, Segretario in carica di Oltrarno/San Niccolò, importante circolo del Pd di Firenze nel quale la Marino ha vinto il congresso con il 42% dei consensi tra gli iscritti.

Per i DS prima e per il Pd poi ha curato ed approfondito i temi della creatività, dei diritti civili, dello sviluppo competitivo dei territori e dell’economia della conoscenza, delle città sostenibili, della identità democratica. “Occorre coerenza. Occorre rafforzare il rapporto tra pensiero, parola ed azioni che diano risultati concreti, reali. Con senso di profonda responsabilità”.  “Marino è l’uomo che stavamo aspettando per superare le divisioni di una classe dirigente attuale che non riesce ad interpretare i bisogni concreti di una società completamente cambiata, portando, su temi essenziali per l’esistenza del Partito, come la laicità od il rinnovamento, una sintesi unitaria innovativa, che guardi al futuro per consentire di vincere la sfida non solo elettorale ma di cambiamento reale del nostro paese”. Attivo nei movimenti per i diritti civili, è convinto che la Politica debba rinnovarsi con la partecipazione ad un nuovo modello culturale che reinterpreti in chiave postmoderna i valori fondamentali di libertà e giustizia sociale, laicità ed eguaglianza.

Tra le tante iniziative che ha ideato, scritto e condotto si ricordano:

“la Rivoluzione creativa”,  “Talento, Tecnologia, Tolleranza: un futuro per Firenze”, “Così diversi, così uguali”, “Tutti i colori dell’Uguaglianza”,  ”Obiettivo: Firenze Creativa”,  “dalla Resistenza al Futuro”,  “Firenze fa la differenza” con l’amica di sempre Anna Paola Concia.

Appassionato di filosofia, di arte contemporanea e di sport, ha frequentato per due anni la scuola di formazione politica del Partito Democratico - Ulibo – libera università “A. de Tocqueville” di Bologna.  “Non c’è sviluppo senza libertà, riprendendo Sen, perché lo sviluppo economico dipende dalla creazione di una società aperta che riconosce più ampi diritti civili. Non ha senso porre delle priorità: l’emergenza economica, quella sociale, come la lotta contro l’omofobia e quella democratica, come la difesa dei valori della Costituzione, vanno affrontate di pari passo essendo tre emergenze dipendenti l’una dalle altre. Chi pensa che economia e diritti debbano seguire un ordine distinto assegnando a ciascuno pesi differenziati, non riesce a dare risposte efficaci e credibili per nessuna delle tre emergenze”.

“La dignità della persona umana, dal diritto al lavoro ai diritti civili, la promozione della cultura delle differenze, l’esigenza di nuove opportunità reali di crescita e sviluppo basati sul merito, l’attenzione nei confronti delle sfide ambientali: la politica democratica dia delle risposte concrete e coraggiose che incidano e guidino il cambiamento verso una società dinamica, inclusiva e più giusta. Il rinnovamento sostanziale passa attraverso l’intersezione tra idee, concetti e culture diverse. Il progetto culturale e politico democratico potrà essere vincente e credibile alternativa di governo solo con un Segretario che ne recuperi le energie, l’entusiasmo, la visione e lo spirito originario: questi non può che essere Ignazio Marino”.

Contatti: laminavagante@hotmail.com

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Tuesday, October 20th, 2009

cicogna
Una parentesi non politica..

tutti i sottomarini toscani festeggiano commossi la nascita di Niccolò, a mamma Federica e babbo Mario tutti i nostri auguri più grandi!!

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Monday, October 19th, 2009

Un altro mancato confronto tra i tre candidati alla segreteria regionale del PD.

Come è avvenuto durante tutta la campagna congressuale e ora per le primarie, Andrea Manciulli non ha ritenuto opportuno partecipare all’incontro organizzato dal “suo” Pd (dal momento che Andrea è segretario regionale in carica), e neppure Luca Sani (che pure era annunciato) e abbiamo potuto discutere con il pur bravo e volenteroso Alessio Biagioli (sindaco di Cadenzano).  Mentre ha partecipato Agostino Fragai con il quale abbiamo potuto, per la quinta volta in questi mesi, incontrarci, discutere civilmente, trovare punti d’intesa e di differenza su specifiche questioni e dare al partito l’esatta percezione di persone che si parlano, si conoscono, si stimano, non sono uguali ma hanno la stessa passione e responsabilità rispetto al partito. (continua)

Leggi il resto sul sito di Simone Siliani

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Monday, October 19th, 2009

La paura fa “Eugenio”

Deve essere successo qualcosa nei circoli dirigenti del centro sinistra, dei conciliaboli preoccupati, di cui non sappiamo nulla ma di cui abbiamo visto tutti gli effetti.  Probabilmente sono arrivati dei sondaggi da cui emerge un risultato di Marino superiore ad ogni aspettativa.  Noi, con la nostra “sapienza popolare” lo sapevamo già.

Basta parlare con un qualsiasi elettore del PD per accorgersi che più è lontano dal gruppo dirigente del PD e maggiore è la sua simpatia per Ignazio Marino.

Ma gli esperti, quelli che continuano a pontificare nonostante in 15 anni siano stai capaci solo di raccogliere sconfitte, non ci credevano, non pensavano possibile che questo medico prestato alla politica, praticamente senza appoggi nella struttura del partito, potesse essere nulla di più di un disturbo passeggero.  Sono arrivati però i risultati sorprendenti nelle grandi città che hanno costretto prima Franceschini e poi Bersani a correggere il tiro della loro piattaforma politica.  Da questo punto di vista Marino il suo congresso l’ha già vinto.

Il PD che uscirà dal voto delle primarie del 25 ottobre sarà profondamente diverso, sicuramente più laico e combattivo della melassa indistinta che troppo spesso abbiamo visto e questo per merito, in primo luogo, di Ignazio Marino e della sua candidatura. Ma qualcuno deve avere avuto paura, una paura folle, che oltre alla vittoria politica Marino potesse raggiungere un risultato numerico superiore ad ogni aspettativa.  Qualcosa ci deve esser stato se una proposta da tempo avanzata da Europa, l’ex giornale della Margherita, e da Marini (con la “i” finale), il padre nobile del vecchio partito popolare, è stata ripresa dall’oblio in cui era stata giustamente fatta cadere e ripresa niente meno che da Eugenio Scalfari.

Improvvisamente abbiamo visto Franceschini e Bersani, che fino ad oggi avevano risposto con un indifferente alzata di spalle, gettarvisi a capo fitto e accogliere ciò che fino ad ieri non avevano nemmeno preso in considerazione.  Non so se ci rende conto del male che in questo modo si fa al PD.  Fino ad ora il congresso aveva consentito un confronto politico generale in cui le tre mozioni avevano parlato non solo della sfida tra i loro candidati, ma anche del futuro del partito democratico e del nostro paese.  E’ stato questo che ha permesso il crescere della mozione Marino, perché già gli iscritti ed ancor di più gli elettori democratici, hanno capito che lui era il solo a proporre un modello di partito profondamente diverso da quello impacciato ed imbelle, diviso su tutto, che purtroppo conosciamo.  Marino, come il “bambino” della fiaba, ha avuto il coraggio di gridare alto e forte che il “re è nudo”, che il PD deve essere con forza il partito dei diritti e che non è tollerabile il silenzio o l’inerzia sui temi più scottanti all’attenzione dei cittadini per colpa di un vero e proprio potere di veto riconosciuto a questo o al quel gruppo.

Evidentemente questo messaggio sta passando tra i cittadini ed allora, quasi in vista della data del 25 ottobre, si vuole correre al riparo trasformando a posteriore il congresso in una corsa a due, quelli espressione dei gruppi tradizionali dei “dirigenti esperti”, che anche se qualche volta litigano tra di loro, sanno comunque come si sta “al mondo”.  Peccato che in questo modo la discussione sui contenuti muoia prima ancora di nascere e si cerchi di ridurre tutto, in un’ennesima e stanca ripetizione dello scontro tra gli amici di “Massimo” e quelli di “Walter” che da 15 anni ci ammorba, ad una corsa tra i due candidati sulla “carta” migliori.  Dispiace che Eugenio Scalferai abbia scelto di essere lo strumento utilizzato per cercare di normalizzare il congresso del PD.

Per la sua storia avrebbe dovuto riconoscere senza particolari sforzi la novità sostanziale di Marino ed il fatto che egli sia l’unico vero candidato che guardi al futuro ed allo sviluppo del PD e non al passato ed alla storia delle liti e delle sconfitte del centro sinistra. Ad un giornale come Repubblica non avrebbe dovuto sfuggire il consenso della sua candidatura proprio in quei settori di voto d’opinione, liberi da condizionamenti burocratici, che costituiscono anche la gran maggioranza dei suoi lettori.

Marino ha sempre detto che corre per vincere e sono certo che il suo risultato sarà la vera sorpresa delle primarie. Ma se non dovesse arrivare al ballottaggio egli non ha chiesto posti, ma molto di più, e cioè la presentazione di una piattaforma politica coerente con l’idea di partito laico, aperto al contributo degli elettori, schierato decisamente a tutela dei diritti.

Questo evidentemente fa così paura che Bersani e Franceschini preferiscono perdere a tavolino piuttosto che confrontarsi davanti agli elettori delle primarie ed all’assemblea nazionale con questo modello di partito.

Del resto la cosa non ci deve stupire più di tanto se la Binetti può annunciare come se fosse la cosa più naturale del mondo che passa il suo voto da Franceschini a Bersani, come se le loro diverse proposte politiche fossero intercambiabili.   Sta ora ai cittadini dimostrare con il loro voto se accettano di ridursi a semplici tifosi o se vogliono esser protagonisti della nascita di un PD profondamente diverso da quello che abbiamo visto dalle elezioni politiche del 2008 in poi.

Massimo Matteoli

Empoli (Fi) 15.10.2009

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Friday, October 16th, 2009

Domani pomeriggio sabato 17 ore 14.30 presso la Casa del Popolo di Sovigliana (Vinci), Viale Togliatti, incontro con Ignazio Marino e Simone Siliani. Nell’occasione saranno presentate le liste per le Primarie.

Alle ore 16 al Teatro Puccini – via delle Cascine 41, Firenze – si terrà un incontro pubblico con Ignazio Marino. L’incontro sarà centrato sui temi della difesa dei valori costituzionali, delle libertà e dei diritti civili, della laicità dello Stato. Parteciparanno  Simone Siliani, Daniela Lastri e Giuliano Gasparotti.

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Thursday, October 15th, 2009

Dal blog di Mario Lancisi, una bella intervista a Simone Siliani, candidato alla segreteria regionale del PD.

Qui: http://wwww.simonesiliani.net/?p=339

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Thursday, October 15th, 2009

Ieri si è tenuta la Convention del PD a Roma. Hanno partecipato cinque delegati per l’Empolese Valdelsa tre per Franceschini, uno a testa per Bersani e Marino). In qualità di delegato del Comitato Empolese Valdelsa per Marino mi preme che oggi si possa approfittare dell’evento per parlare una volta in più di contenuti all’interno del dibattito congressuale del PD.
Non è il caso di annunciarlo con toni trionfalistici, ma trovo che sia l’occasione giusta per ribadirlo. Vorrei condividere, con chi ha conservato ancora la voglia di ascoltare e la reattività per progettare, alcuni di quei contenuti forti e incisivi del candidato alla segreteria che appoggio. Le linee guida principali di quel disegno di partito per cui mi sono speso fino ad ora con autentica passione insieme alle tante volontarie e ai tanti volontari del nostro Comitato.

“Troppo spesso abbiamo esitato, troppo spesso siamo stati incapaci di spiegare la nostra visione della società e del futuro del paese. Eppure le qualità, le energie, le intelligenze non ci mancano, come hanno dimostrato le discussioni di queste settimane nei settemila circoli sparsi in tutt’Italia. Dobbiamo prendere impegni e rispettarli, nel partito, in Parlamento, nelle amministrazioni locali.

Dobbiamo dire senza esitare che adottiamo la laicità come metodo irrinunciabile di una politica aperta al confronto e disposta sempre al dialogo per arrivare a una decisisone. Come scrisse Ernesto “Che” Guevara: “O siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza, perché questo blocca il libero sviluppo dell’intelligenza”. […]Ovunque ci sono state discussioni, non solo sulla forma che vogliamo dare al PD, ma sui temi: sul nucleare, sulla crisi economica, sul precariato. E quasi sempre i nostri iscritti si sono trovati d’accordo tra di loro benché appartenenti a mozioni diverse. Le persone che costituiscono il nostro partito, i nostri militanti, non hanno idee così diverse tra loro, sono i gruppi dirigenti che litigano e che mostrano all’opinione pubblica divisioni che nulla hanno a che vedere con ciò in cui crediamo e molto a che vedere con le posizioni che ricoprono e che difendono ad ogni costo.

Il mio ruolo, e di tutti coloro che mi hanno sostenuto, qualunque sarà il risultato del congresso, è quello di contribuire a un rinnovamento radicale. Il rinnovamento non è pericoloso, è necessario ed è la ragione profonda che mi ha spinto a partire per questa straordinaria avventura. […]Temo ancora oggi un partito che non decide e che non incide, perché troppi sono gli equilibri, o gli equilibrismi, dettati dalle correnti e dai personalismi.
Temo che esistano ancora delle resistenze rispetto al principio che un ricambio condiviso della classe dirigente è indispensabile se si vogliono proporre all’Italia risposte convincenti ai grandi problemi con i quali un partito moderno deve confrontarsi. […]Penso che la presenza di una terza mozione, fuori dagli schemi, abbia contribuito a rimettere in moto qualche ingranaggio arrugginito, grazie a chi si è sentito solo democratico, a chi ha parlato alle persone solo come democratiche, a chi ha pensato SOLO ad affermare la propria idea del Partito Democratico: i SI’ e i NO che i democratici vogliono condividere. Pochi giorni fa qui a Roma, in Piazza del Popolo, alla manifestazione, tutto d’un tratto sono scoppiati applausi e grida. Era arrivato un ragazzo, circondato da sei ragazzi come lui, ognuno con le mani strette sulle spalle di quello davanti, tutti intorno a lui quasi a formare una gabbia. Sembrava un leone in quella gabbia umana, protettiva e amica. Avanzavano con passo svelto, ritmato, e ho sentito crescere dentro di me la rabbia. Che razza di paese è mai il nostro se un giovane deve essere protetto a quel modo, vivere a quel modo, per aver scritto un libro? Se una persona deve essere protetta e vivere in una gabbia solo per aver detto la verità? Fino a quando Roberto Saviano non potrà camminare per strada come ognuno di noi, non ci sarà consentito di smettere un solo istante di sentirci in guerra contro la criminalità organizzata. […] Io credo che l’antipolitica sia da contrastare, ma dobbiamo iniziare da noi. Basta con le discussioni sul nostro ombelico, iniziamo a parlare del Paese, mentre l’Italia è governata da una destra sciatta e illusionista che lascerà rovine. La violenza e l’arroganza di questa destra la vediamo in questi giorni, nel suo tentativo di far saltare il rapporto tra cittadini e istituzioni. Si attacca l’Alta Corte, con toni inaccettabili in ogni democrazia. Si attacca il Capo dello Stato, massimo garante delle nostre istituzioni, cui oggi va il nostro saluto e il nostro pieno sostegno. Ci ricordiamo dei lavoratori italiani costretti a gesti estremi, come quelli che hanno raggelato l’estate, dalle gru agli scioperi della fame, ai tetti dei provveditorati, per fare notizia, per avere risposte, per far svegliare il governo dall’indifferenza, o distoglierlo da altre distrazioni quali l’impegno costante nell’imbrigliare l’informazione, occupare la tv pubblica, accrescere il conflitto di interessi. Il conflitto di interessi!: Che errore non averlo risolto!!! Chi ha paura perde: chiediamolo a qualsiasi sportivo. O chiediamolo a noi stessi, pensando ad ogni volta che abbiamo fatto prevalere la timidezza sul coraggio, la paura di perdere sulla voglia di vincere. Io voglio un PD che vince e che fa vincere le persone”.

Questo è il disegno vivace di PD che stiamo cercando di costruire anche nel nostro territorio, quello che più ci coinvolge e convince. Al momento ci rimane il segnale tangibile di una stretta collaborazione e complementarità di idee e di competenze all’interno del nostro partito. Di sicuro, sarà l’apporto della gente il 25 ottobre a decretare quale e quanta forza dare alle nostre idee.

Yuri Furiesi, Comitato Empolese Valdelsa per Marino.

http://www.empolipermarino.com

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